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Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Rassegna anno V/n. 314 (1565)

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Le notizie:

Genocidio a Gaza

410 giorni di bombardamenti.

L’esercito israeliano continua la sua aggressione genocidaria nel nord di Gaza. A Beit Lahia centinaia di case sono state demolite, ieri, con la dinamite dopo aver cacciato con la forza gli abitanti e costretti sotto la minaccia delle armi ad evacuare verso sud.

Il numero delle vittime dall’inizio dell’invasione sta lambendo i 44 mila uccisi e i 104 mila feriti.

Il nostro commento quotidiano fisso: Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture

storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni dichiarate dai politici e generali israeliani. Chiudono gli occhi e dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.

Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.

Situazione umanitaria

L’occupazione israeliana ha creato gruppi di delinquenti palestinesi per accaparrarsi gli aiuti e creare scompiglio tra gli sfollati. La denuncia arriva da 8 organizzazioni umanitarie operanti nel sud di Gaza, che hanno interrotto i loro interventi a causa delle aggressioni di bande di ladri armati, che operano nelle zone di dominio militare israeliano. L’esercito israeliano ha rifiutato di scortare i camion degli aiuti e ha impedito che a scortarli sia la protezione civili palestinese. Diversi autisti dei camion umanitari sono stati uccisi per aver rifiutato di consegnare le merci, altri sono stati derubati dei camion e degli aiuti. “Un personaggio collaborazionista, Maher Abu-Shabab, ha organizzato un campo militare dove addestra i membri della sua banda, con armi fornite dall’esercito israeliano”, hanno denunciato le organizzazioni politiche e sociali palestinesi a Khan Younis.

Dichiarazione del Papa

Le parole del Papa sul genocidio a Gaza sono state molto chiare e caute. Nel libro “La speranza non delude mai” (Piemme), ha affrontato la questione con estrema delicatezza: «A detta di alcuni esperti, ciò che sta accadendo a Gaza ha le caratteristiche di un genocidio. Bisognerebbe indagare con attenzione per determinare se s’inquadra nella definizione tecnica formulata da giuristi e organismi internazionali». Ha chiesto insomma che si indaghi su questa accusa. Le sue parole sono inserite in un libro di prossima pubblicazione e che, domenica, il Papa aveva anticipato. Apriti cielo! Le parole del pontefice sono state storpiate e attaccate dai commentatori scudo mediatico di Netanyahu. Commenti in prima pagina e interviste a “esperti” filo sionisti. Il pretesto per un attacco contro il Papa è che le sue parole potrebbero far diffondere l’antisemitismo. “Accusare le vittime del nazismo di genocidio è un’enormità”. Un altro commentatore scrive che “il Papa ha sbagliato, si potrebbe parlare di massacro”. Sono dissertazioni fuorvianti per coprire i crimini in corso. Personaggi che si agitano di fronte ad un’affermazione e non si commuovono per le immagini dei bambini sbrandellati, il numero esorbitante di vittime e per le dichiarazioni criminali dei politici e militari israeliani sulle intenzioni di proseguire il mattatoio.

Lo spettro del genocidio è aleggiato più volte su Tel Aviv. Non sono solo i palestinesi a scagliarlo con forza, portando numeri e documentazioni a prova delle loro affermazioni. L’accusa è stata mossa da varie parti, a partire da organismi dell’ONU. Vari esperti internazionali sostengano la legittimità dell’impiego di tale categoria sulla quale il Sudafrica ha avviato una causa, tuttora in corso, alla Corte internazionale di giustizia dell’Aja. I pareri favorevoli sono diventati più numerosi dall’ennesima operazione sul nord della Striscia. A supportarli, in modo indiretto, le affermazioni dei vertici militari – ribadite da ultimo dall’ormai ex ministro della Difesa, Yoav Gallant. Il governo di Benjamin Netanyahu sta applicando a nord del corridoio, che divide in due la Striscia, il cosiddetto “piano dei generali” che prevede di affamare i civili per costringerli a sfollare, lasciando l’area libera per la futura colonizzazione ebraica.

Inoltre va ricordato che la settimana scorsa, il Comitato speciale dell’Onu ha sostenuto che i metodi impiegati da Tel Aviv «hanno le caratteristiche di un genocidio». Di fronte all’entità del massacro nella Striscia – documentato dalle organizzazioni umanitarie –, dal persistente blocco degli aiuti umanitari, stigmatizzato ipocritamente dagli stessi Usa, della crescente pressione dell’ultradestra per nuovi insediamenti a Gaza.

I pennivendoli rispondono alle grida dell’ambasciata israeliana e ai circoli dell’ultradestra nelle comunità ebraiche, complici del genocidio. Il loro starnazzare è la misura della paura che una frase del Papa possa diventare un bagaglio di conoscenza e giudizio di milioni di persone in tutto il mondo, per prendere coscienza del crimine perpetrato con il sostegno e la complicità del complesso industrial-militare degli USA e dell’Europa.

Libano

Il criminale esercito israeliano ha continuato a bombardare il Libano in ogni luogo, con particolare recrudescenza sulla regione meridionale. Ieri sono state colpite, con bombe a grappolo, vietate internazionalmente in zone residenziali, diverse località lungo il fiume Litany.

A Beirut, le bombe israeliane sono state sganciate contro il quartiere Ziqaq al-Bilat, per la seconda volta in due giorni consecutivi. Secondo il ministero della sanità libanese, sono state uccise 5 persone e ferite altre 24. Nel bombardamento del giorno precedente erano state uccise due persone e ferite altre 13.

Israele intensifica il suo attacco militare per far maggiori pressioni sul governo di Beirut, alla viglia dell’arrivo nella regione del “mediatore” statunitense, Amos Hokeshtein. Le condizioni che Netanyahu vuole dettare significano l’occupazione di fatto del sud Libano, imponendo una sovranità limitata di Beirut. Alla knesset. Ieri, il premier israeliano ha affermato chiaramente che “Israele interverrà in sud Libano ogni volta sarà necessario, anche in caso di raggiungimento di un accordo”. L’inviato USA sarà oggi a Beirut e domani mercoledì a Tel Aviv.

UNESCO

Nella riunione di ieri lunedì, l’Unesco ha deciso di muoversi per una “protezione urgente e rafforzata” dei siti libanesi archeologici minacciati dall’aggressione israeliana. Dopo l’appello di oltre 300 intellettuali di fama internazionali tra ii quali molti archeologi e accademici, l’organismo preposto alla tutela dei patrimoni culturali dell’umanità si è deciso di muoversi e agire. Il comunicato afferma, senza nominare Israele, che la minaccia ai siti protetti è un’azione che può essere perseguita dalla giustizia internazionale. Questa protezione si traduce nella presenza di personale internazionale per monitorare la situazione sul posto, finanziamento agli enti libanesi competenti e addestramento del personale libanese addetto. È meglio tardi che mai!

Cisgiordania

Jenin di nuovo bombardata. I droni israeliani sono stati scagliati contro un’abitazione, uccidendo due resistenti palestinesi che vi erano asseragliati.

Le truppe israeliane hanno anche fatto irruzione in un villaggio a sud di Betlemme, demolendo cinque case. Vendetta collettiva per punire le famiglie dei resistenti. Una delle forme di deportazione per lasciare spazio libero all’occupazione del territorio da parte dei coloni ebrei.

Notizie dal Mondo

Sono passati due anni, otto mesi e 25 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.

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