Per ascoltare l’audio di oggi, 27 dicembre 2024:
Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo
(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.
Direttore responsabile Federico Pedrocchi)
Rassegna anno V/n. 347 (1598)
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Le notizie:
Genocidio a Gaza
Gli ospedali del nord di Gaza sono nel mirino dei generali israeliani. L’ordine è di chiuderli e cacciare personale sanitario e pazienti. Se non obbediscono, ucciderli. È ciò che si sta facendo in queste ore. Un medico pediatra, Ahmad Sammoun, e 5 infermieri sono stati uccisi ieri con un bombardamento sull’ospedale Kamal Aduan. Un altro medico, Ahamd Zaharna, è stato ucciso stamattina mentre dormiva ancora nella sua tenda. Il ministero della sanità ha annunciato all’alba di oggi di aver perso tutti i contatti con le strutture sanitarie del nord della Striscia.
La macabra conta delle vittime palestinesi ci consegna drammatici numeri: nelle 48 ore a ridosso delle festività natalizie sono stati assassinati 88 persone e altre 196 ferite.
Il nostro commento quotidiano fisso: Ci sono ancora coloro che obiettano che non si tratti di genocidio, basandosi su congetture
storiche e non guardando la realtà delle cifre e delle intenzioni, dicono: “Dire che Israele commette genocidio è una bestemmia”.
Pronunciare una frase simile è la vera bestemmia nei confronti della memoria dei sei milioni di ebrei assassinati dal nazismo tedesco.
Situazione umanitaria a Gaza
Un neonato è morto ieri a Gaza a causa del freddo e delle temperature in calo, segnando il quarto decesso di un neonato in simili circostanze negli ultimi giorni. Secondo i funzionari sanitari locali, la carenza di cibo tra le madri sta contribuendo a un aumento dei problemi di salute tra i bambini, mettendo ulteriormente a dura prova le strutture mediche e i servizi di emergenza della Striscia.
Mentre nel mondo si festeggiava la nascita di Gesù e si scartavano regali, in una tenda gelida vicino a Khan Yunis, nel sud di Gaza, la piccola Sila moriva di freddo, avvolta in un sudario bianco e stretta alla mamma che, con il poco latte del suo seno, cercava di calmare il pianto a dirotto della neonata. Arriva dal campo profughi di Al Mawasi, sulle dune affacciate al Mediterraneo, la storia più triste di questo Natale, un dramma purtroppo nient’affatto isolato nella Striscia, dove sempre meno bambini riescono a sopravvivere. Sila era nata solo da tre settimane e dopo l’ennesima notte sotto una tenda, riscaldata solo dai corpi dei genitori, “al mattino – ha racconta il padre Mahmoud al-Faseeh – era priva di sensi, come un pezzo di legno”, il piccolo faccino e le labbra livide.
La sua tragica storia non è l’unica nel secondo inverno che Gaza vive sotto le bombe israeliane. Il primario di pediatria dell’ospedale Nasser ha raccontato che nei giorni scorsi “una bambina di tre giorni e un’altra di meno di un mese sono morte dopo il significativo calo delle temperature”. Passare la notte dentro una tenda, poggiata sulla sabbia fredda, mentre fuori c’erano pochi gradi sopra lo zero è stato fatale per la piccola Sila proprio la notte tra il 24 e il 25. E oggi è arrivata la notizia di un quarto decesso.
Giornalisti nel mirino
Le operazioni militari di Israele nella Striscia non si fermano. Cinque giornalisti sono stati uccisi in un raid su Nuseirat, nel centro dell’enclave. Lavoravano per la tv palestinese Al-Quds. L’emittente ha denunciato che i suoi cinque reporter, colpiti mentre viaggiavano su un furgone, sono stati uccisi “mentre svolgevano il loro dovere giornalistico e umanitario”.
Cisgiordania
Continua l’offensiva della polizia dell’ANP nel campo profughi di Jenin. Nello stesso tempo l’esercito israeliano compie rastrellamenti nei villaggi della provincia di Jenin. Zein Atatra, 18 anni, è stato freddato con un colpo di mitra a Yaabad. Uno scontro impari tra pietre e mitra. Atatra si trovava insieme ad un gruppo di militanti a contrastare l’avanzata delle truppe con il lancio di pietre. È stato colpito al petto con una pallottola. Come al solito i soldati hanno ostacolato i soccorsi della Mezzaluna rossa.
Yemen
100 caccia israeliani hanno partecipato all’attacco contro lo Yemen. Colpiti aeroporti, porti, depositi di carburanti e infrastrutture. Gli Houthi hanno risposto in tempo reale con il lancio di un missile ipersonico su Tel Aviv. Il premier israeliano ha minacciato alti colpi più duri.
Libano
Un soldato libanese è stato ucciso in uno scontro al confine con la Siria. Armati non identificati hanno tentato di passare la frontiera, ma sono stati respinti. La stampa di Beirut sostiene che si tratterebbe di uomini delle forze di sicurezza del vecchio regime che tentavano di rifugiarsi in Libano. Nel sud Libano, l’esercito israeliano continua le incursioni contro i villaggi libanesi con demolizioni di case e devastazioni di terreni agricoli. Sono stati sradicati oltre un milione di alberi da frutta. Haaretz scrive che l’esercito sta pianificando di ritardare il ritiro dal sud Libano oltre il periodo di 60 giorni stabilito nell’accordo di tregua del 27 novembre.
Sul versante politico, il presidente del parlamento, Nabih Berri, ha confermato la data del 9 gennaio per la convocazione del legislativo, con ordine del giorno l’elezione del presidente della Repubblica, carica vacante da oltre due anni. Berri ha confermato la data precedentemente fissata, malgrado le pressioni esterne che chiedevano un rinvio: “La seduta sarà trasmessa in diretta e il mondo intero vedrà chi siano coloro che impediscono l’elezione della massima carica dello Stato”.
Siria
Dopo uno scontro a fuoco, nelle zone rurali di Tartous, con un gruppo di armati legati al vecchio regime è stato catturato uno dei capi dei servizi di sicurezza degli Assad. Il generale Mohammed Kengiu Hassan era il capo dei servizi di sicurezza militare ed è accusato di aver comminato migliaia di condanne a morte a esponenti dell’opposizione. È uno dei massimi ricercati tra i gerarchi del vecchio regime. La sua cattura è avvenuta dopo uno scontro a fuoco, con morti e feriti. Nella regione della costa mediterranea sono avvenuti diversi scontri armati con seguaci del vecchio regime in fuga. Sarebbero stati arrestati anche altri responsabili dell’esercito e delle forze di sicurezza.
Il neo premier siriano, Al-Bashir, si è incontrato con una delegazione della comunità alauita. L’intento è di evitare una guerra confessionale, nel nome della vendetta cieca. La famiglia Assad, infatti, appartiene alla minoranza alauita. Nel nord ovest della Siria sono già avvenute azioni di violenza gratuita contro città e villaggi abitati dalle minoranze religiose, ma sono stati atti sporadici e condannati dalle nuove autorità a Damasco.
Tahrir Sham prosegue i passi di consolidamento del nuovo potere. È stato nominato il nuovo capo dei servizi di sicurezza. È Anas Khattab, secondo l’agenzia stampa siriana Sana, nella sua nuova gestione. Non viene fornita nessuna informazione sul personaggio. Bisogna andare a spulciare nei documenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per scoprire che il personaggio era l’emiro del Fronte Nusra e nel 2014 era stato sanzionato dall’Onu per i suoi legami con la sezione irachena di al- Qaida.
Rojava
Il presidente turco Erdogan ha minacciato di morte i combattenti curdi: “O vi arrendete e consegnate le armi oppure sarete seppelliti insieme ai vostri fucili”. Il neo sultano e nuovo padrone della Siria dirige di fatto la politica del nuovo governo siriano nei confronti dei curdi. Finora il nuovo potere jihadista a Damasco non ha accolto gli inviti dell’amministrazione autonoma per un incontro pacificatore, mentre con altre minoranze gli incontri sono stati organizzati.
In Turchia, la stampa vicina al regime scrive di un imminente incontro tra il partito Dem e il leader curdo Ocalan, nel carcere dell’isola di Imrali. Una portavoce del partito ha smentito la notizia, sostenendo che la manovra per il momento è tutta propaganda politica all’interno della maggioranza. Ocalan è da un quarto di secolo in carcere in condizioni di isolamento.
Notizie dal Mondo
Sono passati due anni, 10 mesi e due giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina.
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