di Riccardo Antoniucci (da Il Fatto Quotidiano)

03.04.2025
“Netanyahu vuole affamare i gazawi fino a farli scappare ”
“Cominceranno ammassandoli nelle zone ‘umanitarie’ come campi di concentramento”
“Campo di concentramento”. Nell’ultimo intervento su Local Call e 972, Meron Rapoport definisce così la strategia militare che Israele sta applicando a Gaza, ora che la guerra è ripartita, in cielo e in terra, e sono tornate le cosiddette “zone umanitarie” per i palestinesi. Un progetto che Netnayahu chiama da un po’ “piano Trump”: “Ma Trump non ne parla più, è Bibi che gli sta dando forma”.
Ieri il ministro della Difesa Katz ha annunciato che l’operazione militare sulla Striscia si espanderà e punterà a conquistare stabilmente territorio. È una nuova strategia?
Da settimane il governo Netanyahu parla di annettere parti di Gaza, se Hamas non accetterà le condizioni israeliane per la liberazione degli ostaggi. Non è chiaro cosa intendano, visto che un’annessione vera e propria, cioè sancita legalmente, non l’hanno fatta neanche in Cisgiordania, dopo il 1967. Mi sembra più opportuno parlare di una sorta di piano dei generali per svuotare territorio dalla popolazione palestinese e installare presidi militari fissi. Non è una novità, Israele lo ha sempre fatto senza grossi impedimenti ed era così anche a Jabalia prima dell’ultimo cessate il fuoco. La vera questione invece è capire se davvero stiamo andando verso l’attuazione di quello che Netanyahu chiama ‘piano Trump’.
“Gaza riviera” sembrava poco più di una battuta, è diventata una cosa concreta nella mente del premier?
La novità è questa. Nel governo si ragiona di come espellere 2 milioni di abitanti da Gaza. O meglio, per quanto si capisce, obbligare gli abitanti a concentrarsi (di nuovo) nella zona costiera di Al Mawasi e svuotare tutto il resto. Non ho mai sentito l’ex capo di Stato Maggiore Herzi Halevi parlare di una cosa del genere. Ora sembra affiorare questa logica di costruire zone, forse recintate, in cui concentrare i palestinesi. Katz per allusioni ci ha aggiunto anche la demolizione di tutti gli edifici fuori da quei perimetri. Il senso di questo piano è fare pressione sui palestinesi per spingerli a emigrare. Si ritiene che, trovandosi a vivere in tenda sulla sabbia alle totali dipendenze degli aiuti umanitari che Israele concederà di far entrare, molti palestinesi supplicheranno di andare via. E che gli Stati arabi che finora li hanno rifiutati (Egitto, Giordania, ecc) dovranno piegarsi ad accoglierli. A parte il fatto che si tratta di un piano infernale, cosa accadrà se i gazawi vorranno restare, o se i Paesi arabi continueranno a negargli l’accesso? La vita di 2 milioni di persone sarà a rischio. Per riuscirci, però, bisognerà richiamare i riservisti, e il governo esita perché teme di ricevere troppi rifiuti: sarebbe un colpo tremendo alla coesione sociale di Israele.
Rispetto all’inizio della guerra, c’è un nuovo capo di Stato maggiore e il ministro della Difesa non è più Gallant, ma Katz…
E si vede la differenza. La novità più grande è il piano per l’evacuazione, che ho definito dei ‘campi di concentramento’. Ma non è l’unica. Israele non aveva imposto il blocco totale degli aiuti umanitari neanche dopo il 7 ottobre, se non per pochi giorni. Lo stato d’assedio totale è inedito. Anche i bombardamenti delle ultime due settimane sono diversi: si concentrano esplicitamente su obiettivi civili, i bersagli sono in molti casi funzionari politici di Hamas, non militari, e i danni collaterali sono enormi, basti ricordare gli oltre 400 morti del primo giorno, di cui la metà donne e bambini. Di certo, il governo è stato incoraggiato dal vedere che la comunità internazionale ha lasciato correre sui crimini di guerra e contro l’umanità commessi.
Se è vero che l’intensità della guerra è inversamente proporzionale alla popolarità di Netanyahu, e ora è scoppiato pure il caso Qatargate, è l’inizio della fine per lui?
Resterei cauto, ma nell’ultimo sondaggio il 70% degli israeliani ha detto di non avere più fiducia nel governo. Andare in guerra con un’opinione pubblica così sfiduciata è rischioso. Secondo me questa è una delle ragioni per cui l’operazione via terra non viene estesa di più.