di Cosimo Caridi (Ripreso da il Fatto uotidiano)

Il think tank in cerca di fondi Ue per Israele
Bloccare il lavoro di ong e Nazioni Unite, trasferire la popolazione gazawi in aree distrutte e lasciare a Israele la raccolta degli aiuti umanitari, finanziati da paesi terzi. Questo è il piano per il futuro di Gaza elaborato dall’Israel Defense Security Forum (Idsf), think tank israeliano composto da oltre 35 mila ex militari. Il documento “Piano delle isole umanitarie di Gaza – Fase intermedia”, pubblicato sul loro sito a metà dicembre, propone una gestione della Striscia basata su due principi: “divide et impera” e “la mano che distribuisce gli aiuti è la mano che li controlla”.
Il testo, corredato di carte che suddividono Gaza in piccoli bantustan, era in fase di completamento quando, a fine novembre, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, ha ricevuto a Bruxelles i delegati dell’Idsf. Non sappiamo se gli ex militari ne abbiano discusso con l’eurodeputata Pd, ma il loro obiettivo è chiaro: ottenere fondi europei.
Israele continuerà a gestire militarmente Gaza, ma “la responsabilità finanziaria non ricadrà sui contribuenti, bensì sui donatori internazionali”. Secondo il diritto internazionale, la potenza occupante è responsabile del sostentamento della popolazione civile nel territorio occupato. L’Idsf, invece, propone che la gestione della Striscia non venga affidata né ai palestinesi né a una forza internazionale, ma esclusivamente all’esercito israeliano, attraverso un’amministrazione militare denominata “Direttorato Umanitario”. Questo organismo avrebbe il compito di “ridurre al minimo la resistenza” e garantire il raggiungimento degli obiettivi della fase intermedia.
Il think tank dell’estrema destra prevede che i combattimenti a Gaza dureranno ancora a lungo, per consentire all’esercito israeliano una “ripulitura, bonifica, ovvero la lotta contro le sacche di resistenza di Hamas”. La questione del “giorno dopo” resta aperta, perciò gli ex militari propongono “una fase intermedia” della durata di almeno diversi mesi, fino a due anni. Il documento afferma che “attualmente non è né fattibile né consigliabile il ritorno degli sfollati alla fine della guerra”, poiché ciò permetterebbe ad Hamas di riacquistare potere. Per questo, si prevede la creazione di sette aree per i profughi, individuate in zone ridotte a macerie, prive di infrastrutture utilizzabili. “Gli aiuti umanitari saranno distribuiti esclusivamente all’interno del sistema delle città per gli sfollati interni”.
Questo è il punto cardine del modello: nella Striscia non ci sarà alcuna forma di sostentamento e solo chi accetterà il controllo dell’esercito israeliano riceverà aiuti. “Israele sarà responsabile di garantire il funzionamento fluido ed efficiente del sistema. Sorveglierà il perimetro del territorio israeliano, i valichi della Striscia e l’area esterna alle città per gli sfollati”. Per entrare nei campi sarà necessario superare un controllo dell’esercito israeliano basato su parametri biometrici, con un meccanismo di “verifica rigorosa” per chiunque voglia accedere o lasciare queste zone. L’unico paragone possibile: una prigione con guardie carcerarie all’esterno, mentre la gestione interna sarà affidata alle ong. Il documento dell’Idsf è suddiviso in quattro capitoli: campi profughi (città Idp), trasferimento di potere dall’esercito israeliano al Direttorato Umanitario, divisione della Striscia e costi. Come già detto, gli aiuti umanitari e la costruzione dei campi saranno interamente a carico della Comunità internazionale”.
L’esercito israeliano non avrà alcun ruolo all’interno dei campi. La sua presenza servirà a impedire l’ingresso e il controllo da parte di Hamas e di altre organizzazioni. Tuttavia, è importante sottolineare che l’esercito israeliano sarà libera di operare a Gaza, inclusi i campi”. Inoltre, secondo il principio del “dividi e comanda”, un sistema di assi longitudinali e trasversali dividerà la Striscia in segmenti distinti, limitando il movimento della popolazione tra di essi. Il documento afferma che “le isole umanitarie consentiranno un flusso regolato di civili fuori dalle aree di conflitto”, lasciando intendere un potenziale ridimensionamento della densità abitativa nella Striscia. Il passo successivo sarà l’apertura degli uffici dell’entità, già istituita dal governo Netanyahu, che faciliti ai gazawi l’uscita dalla Striscia una volta intrappolati nelle “città Idp”.
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