Per ascoltare l’audio di oggi, 07 maggio 2024:

Anbamed, notizie dal Sud Est del Mediterraneo

(testata giornalistica online fondata da Farid Adly.

Direttore responsabile Federico Pedrocchi)

Rassegna anno V/n. 121 (1372)

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Le notizie

Genocidio a Gaza

Cinque stragi ieri con 52 uccisi e 90 feriti. Il genocidio continua e la macchina di guerra dei generali israeliani sta preparando il peggio.

L’esercito israeliano ha dato l’ordine alla popolazione di Rafah che vive nella parte orientale di sfollare verso Nawassi o Khan Youni, quello che i generali chiamano falsamente come la “zona umanitaria sicura”. Sono interessate a questa evacuazione forzata 100 mila persone. Nella notte e stamattina, i bombardamenti israeliani su Rafah sono stati intensi e di portata distruttiva maggiore. 11 famiglie sono state decimate. È stato bombardato anche il valico di Rafah dalla parte palestinese, provocando morti e feriti e il blocco di tutti i passaggi per gli aiuti umanitari e per l’evacuazione dei feriti gravi verso ospedali all’estero. Stamattina Israele ha preso possesso del valico dalla parte palestinese.

Malgrado l’accettazione da parte di Hamas dell’accordo proposto, il governo israeliano ha deciso di andare avanti nell’attacco su Rafah, dove sono ammassati 1,3 milione di sfollati oltra agli abitanti della città. All’alba di oggi l’esercito di Tel Aviv ha dichiarato di aver preso il controllo del valico di Rafah.

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Giornalisti nel mirino

È stato ucciso ieri un altro giornalista, in un bombardamento israeliano su Hay Zaitoun, un quartiere di Gaza città. Mustafà Ayyad stava seguendo la situazione nella città, con la sua troupe, quando il missile lo ha colpito. È il 142esimo giornalista ed operatore media ad essere assassinato dai generali israeliani a Gaza dall’inizio di ottobre.

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Cisgiordania e Gerusalemme est

L’esercito israeliano è scatenato in Cisgiordania e le cancellerie e i media internazionali hanno voltato la faccia dall’altra parte. Un giovane ucciso nel rastrellamento di Tulkarem. Il campo profughi Nour Shams è quasi distrutto completamente e la popolazione sta fuggendo, senza meta.

Un ambulatorio della Mezzaluna rossa a Tulkarem è stato fatto saltare con la dinamite, mettendolo fuori uso.

I soldati israeliani hanno sparato contro un bambino di 8 anni nel campo profughi di Aqbat Jabr, a sud di Ariha, e poi lo hanno arrestato.

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ONU

Il Commissario per i diritti umani dell’ONU, Turk, ha dichiarato che “l’ordine di evacuazione coercitiva da Rafah è un atto disumano. La popolazione soffre i bombardamenti, la fame, le malattie e la mancanza di cure. Oggi hanno ricevuto l’ordine di deportazione, un ennesimo sfollamento sotto la minaccia dei bombardamenti intensi. Tutto questo è in violazione delle norme del diritto internazionale e delle convenzioni per i diritti umani”. Poi ha aggiunto: “Non posso immaginare come si possa spostare centinaia di migliaia di persone da Rafah verso zone distrutte e rase al suolo, dove non ci sono le condizioni per la sopravvivenza e non ci sono le vie per far giungere gli aiuti”. Per concludere infine: “Il mancato rispetto delle norme del diritto internazionale è un crimine dii guerra”. Anche il portavoce del segretario dell’ONU, Stephane Dujarric, ha espresso la sua contrarietà all’ordine israeliano che “causerà ulteriori sofferenze e difficoltà, perché la zona dove l’esercito israeliano ha indicato come zona sicura non lo è affatto, ci sono già bombardamenti dello stesso esercito ordinane. Sarà una deportazione coercitiva. L’ONU non parteciperà a qualsiasi deportazione”.

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UNRWA

La situazione a Rafah è già drammatica di per sé e quindi l’organismo Onu per i profughi palestinesi ha annunciato che non collaborerà nella deportazione forzata della popolazione. “Servono un cessate il fuoco e aumento del passaggio degli aiuti, per migliorare le condizioni di vita di centinaia di migliaia di persone la cui vita è devastata dalla situazione di guerra”. L’offensiva di terra contro Rafah – secondo l’UNRWA – causerà morti e deportazioni e renderà la vita impossibile per centinaia di migliaia di persone in difficoltà come i bambini, i malati e le persone anziane.  

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Trattative

Ismail Hanie ha dichiarato, ieri mattina da Doha, di aver consegnato ai mediatori qatarioti ed egiziani la risposta positiva di Hamas alla proposta di tregua per lo scambio di prigionieri. La risposta è stata trasmessa a Tel Aviv e Washington. Grandi manifestazioni di giubilo tra i palestinesi ammassati nei campi degli sfollati, che vedono così la possibilità di tornare alle loro case nel nord di Gaza, anche se diroccate o distrutte.

L’esercito israeliano però ha continuato i suoi intensi attacchi vanificando gli sforzi diplomatici dei mediatori, uccidendo decine di civili palestinesi e mettendo a repentagli la vita degli ostaggi.

Il piano proposto di Egitto e Qatar prevede tre fasi di tregua di 40 giorni il primo e gli altri due di sei settimane ciascuno. Un cessate il fuoco totale nella prima fase con la liberazione di tutte le donne, civili o militari, nelle mani di Hamas e la liberazione di 30 palestinesi detenuti nelle carceri israeliane, per ogni donna liberata, con un terzo di lunghe condanne; dopo questa fase l’esercito israeliano si ritira dalla zona costiera di Gaza liberando la strada verso il nord per permettere il ritorno degli sfollati alle loro case; nella seconda fase saranno liberati tutti i militari nelle mani di Hamas in contemporanea con la liberazione di 50 detenuti palestinesi per ogni ostaggio liberato. Alla conclusione di questa fase l’esercito israeliano si colloca lungo la rete di demarcazione e iniziano le trattative per la fine dell’embargo su Gaza e i piani per la ricostruzione. L’ultima fase riguarda la restituzione dei corpi degli ostaggi uccisi dai bombardamenti israeliani, dove l’esercito di Tel Aviv dovrà abbandonare completamente la Striscia di Gaza.

È un piano graduale e garantito dall’intervento diretto della Cia nella sua stesura. Burns infatti è tornato a Doha ieri per sistemare tutte le caselle del processo, che durerà oltre tre mesi senza guerra. Ieri, il presidente Biden ha telefonato a Netanyahu per chiedere la riapertura del valico di Karam Abu Salem e l’ammissione del passaggio degli aiuti. Richiesta alla quale il premier israeliano ha accettato, nel timore di limitazioni USA nelle forniture di munizioni.

Tel Aviv tergiversa nel fornire una risposta definitiva di accettazione del piano e i portavoce avanzano pretesti di voler studiare in profondità la proposta, come se non la conoscessero da prima. Le operazioni militari delle ultime ore hanno l’unico significato di far vedere al fronte interno israeliano che Netanyahu non ha perso e che il risultato ottenuto è frutto della fermezza militare e salvare in questo modo il governo dalle minacce dei ministri estremisti del sionismo religioso.  

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Solidarietà internazionale

La solidarietà studentesca con Gaza si sta sviluppando in tutto il mondo. Oltre 300 università nel mondo hanno dichiarato mobilitazioni e occupazione per chiedere il cessate il fuoco e la fine del genocidio in corso. Negli Stati Uniti malgrado l’arresto di oltre 2500 studenti occupanti degli atenei, la lotta non è stata domata e altre università si aggregano al movimento, che sta assomigliano sempre di più a quello contro la guerra in Vietnam. Le richieste degli studenti infatti rivendicano la fine dell’esportazione di armi a Tel Aviv e di chiudere il rubinetto dei finanziamenti della guerra.

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BDS

A causa del boicottaggio, le azioni della catena di caffè Starbucks sono in calo vertiginoso. In realtà è da novembre che le vendite e i bilanci della catena avevano l’indice verso giù. Ma la batosta è arrivata con le ultime quotazioni delle azioni alla luce dell’ultimo rapporto economico finanziario del gruppo. Rispetto alle quotazioni del 6 ottobre (92 dollari), quelle dell’inizio di maggio sono hanno registrato soltanto 73,1 dollari per azione, un crollo del 20,54% del valore iniziale. Anche le vendite hanno registrato un calo strepitoso a causa dello sciopero indetto dai lavoratori e al boicottaggio di massa del pubblico, che i locali hanno registrato in tutti i paesi arabi e islamici.  

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Notizie dal Mondo

Sono passati due anni, due mesi e 13 giorni dall’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina. Ammassamenti di armi nucleari tra Russia e Nato. Putin ordina manovre militari nucleari al confine con l’Ucraina. “è la risposta all’annuncio di invio di militari britannici a Kiev”, dicono da Mosca.

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Approfondimenti

La spesa militare ci costa un mondo: il rapporto SIPRI QUI

  • [Finestra sulle Rive Arabe] E se Orwell fosse palestinese? di Antonino D’esposito. QUI

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